TAR Sicilia - Catania , Sez.I - Sentenza del 26 novembre 2019 n.2857

Territorio e autonomie locali
26 Novembre 2019
Categoria 
13 Attività contrattuali della P.A.13.05 Provvedimenti interdittivi antimafia
Principi enucleati dalla pronuncia 

Secondo la Giurisprudenza (cfr. Consiglio di Stato sez. III, 11/06/2018, n.3506 ) l'impianto motivazionale dell'informazione antimafia deve fondarsi su una rappresentazione complessiva, imputabile all'autorità prefettizia, degli elementi di permeabilità criminale che possano influire anche indirettamente sull'attività dell'impresa, la quale si viene a trovare in una condizione di potenziale asservimento rispetto alle iniziative della criminalità organizzata di stampo mafioso; il quadro indiziario dell'infiltrazione mafiosa, posto a base dell'informativa, deve dar conto in modo organico e coerente, ancorché sintetico, di quei fatti aventi le caratteristiche di gravità, precisione e concordanza, dai quali, sulla base della regola causale del "più probabile che non", il giudice amministrativo, chiamato a verificare l'effettivo pericolo di infiltrazione mafiosa, possa pervenire in via presuntiva alla conclusione ragionevole che tale rischio sussiste tenuto conto di tutte le circostanze di tempo, di luogo e di persona specificamente dedotte a sostegno dell'adottato provvedimento amministrativo.

Peraltro, come affermato dalla Giurisprudenza (cfr. T.A.R. Campania, sez.I, 07/05/2018, n.3045), l'informativa antimafia può anche legittimamente fondarsi su circostanze risalenti nel tempo, purché, però, queste, riguardate nel loro complesso, siano, comunque, idonee (almeno in termini indiziario - sintomatico - presuntivi - in conformità al criterio del più probabile che non) a giustificare il necessario giudizio di attualità e di concretezza del pericolo di infiltrazione mafiosa nella gestione dell'attività di impresa.